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Chi si accontenta gode solo a metà”, avrebbe detto Ligabue ma meglio godere a metà che non farlo proprio. La settimana che porta all’ultima partita di Insigne al Maradona ha quest’ispirazione musicale perché la prevendita per Napoli-Genoa è ottima, superiore alle aspettative. Un segnale che, al di là di insulti e haters che prendono corpo soprattutto sui social, i napoletani ad Insigne vogliono bene, lo considerano una traccia sbiadita del senso d’appartenenza, una risorsa di cui il Napoli ha profondamente bisogno.

Ce l’ha in una società che non ha mai costruito empatia con una piazza frastornata dalla frustrazione per la mancata vittoria, dall’annusare la grande impresa senza mai riuscire ad afferrarla.

Insigne è un prodotto del vivaio, un ragazzo di Napoli, uno che ha percorso la strada del riscatto sociale fino in fondo, dal calcio giocato per strada a laurearsi campione d’Europa. L’ha fatto senza essere perfetto, con le sue contraddizioni, con la pretesa d’affrontare ogni difficoltà e a volte non aveva la maturità per farlo.

Dall’ammutinamento a qualche reazione controversa ad una città che dai suoi figli pretende sempre di più rispetto agli altri, Insigne ha commesso degli errori. Chi è che non li fa? Come faceva a non fare qualche sbaglio un ragazzo che ha fatto tutto correndo, prendendosi prima la serie A, poi facendo la differenza perché 121 gol, 95 assist sono numeri che non mentono e infine diventando capitano? La fascia indossata da napoletano pesa di più soprattutto nei momenti difficili, come quando il Napoli in campo era bloccato dopo l’ammutinamento o nel reggere il rigore fallito contro la Juventus in Supercoppa a gennaio 2021.

Si sognava lo scudetto, l’ultima di Insigne al Maradona poteva arricchirsi di un carico emotivo bellissimo ma non sarà così, bisognerà “accontentarsi” della Champions e magari del terzo posto davanti alla Juventus undici anni dopo l’ultima volta.

Napoli e il senso d’appartenenza sono profondamente legati, una piazza come quella azzurra ha una sola strada: innamorarsi del percorso, amare la squadra al di là del risultato. In un contesto del genere, la storia di Insigne merita l’abbraccio del suo popolo. Più volte Lorenzo e Napoli si sono fatti un po’ male come capita nelle storie d’amore intense e tormentate, gli hanno chiesto sempre di più, di diventare trascinatore, campione e fenomeno. Lorenzo, invece, a Napoli è stato un giocatore forte, a tratti determinante, con dei limiti che a volte ha superato e in altre occasioni non ce l’ha fatta ma ha rappresentato sempre più dell’ordinario.

È un ragazzo che parla la lingua napoletana, partito come tanti scugnizzi, affermatosi nel vivaio. Poteva durare di più, forse doveva ma tutto ha un inizio e una fine, rimane l’amaro in bocca perché anche stavolta il Dio Denaro dell’offerta del Toronto Fc ha vinto sull’amore. Dall’altra parte il Napoli ha forse scelto di non fare opposizione al destino per il proposito d’abbassare il monte ingaggi, va accettato ed è meglio godere a metà che non farlo proprio. Il cartello “The End” sta per apparire, Insigne merita un saluto da popolo d’amore.

 

Ciro Troise

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